IL SISTEMA PARTECIPATIVO DI GARANZIA (SPG) NEL CONTESTO TERRITORIALE DEL PARCO SUD

Il rapporto di fiducia alla base della filiera corta
Le piccole aziende agricole che prediligono la filiera corta alla grande distribuzione interagiscono
con i propri fruitori, sulla base di rapporti di fiducia; nel momento in cui produttori e consumatori
cooperano, inoltre, a un interesse collettivo cioè quello di favorire forme di produzione sostenibili e
di qualità, ecco che vengono “inconsapevolmente” generate delle forme di “garanzia partecipata” in
cui i fruitori sono parte attiva del processo, insieme ai produttori.
Questi modelli informali si stanno definendo in molte pratiche di filiera corta, anche se spesso senza
la consapevolezza della loro potenzialità, né dell’entità del fenomeno fuori dai confini nazionali.

Il PGS Participatory Guarantee System
IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Movements), una organizzazione mondiale
per la promozione dell’agricoltura biologica, nata nel 1972 e che oggi conta l’adesione di oltre 750
organizzazioni sparse in 116 paesi, propone e diffonde, un modello di Garanzia Partecipativa,
che sia strutturato con delle procedure e dei protocolli riconosciuti a livello internazionale. Grazie ad
IFOAM esiste una crescita esponenziale di questi modelli, a livello globale.
Nel 2009, infatti, la promozione delle forme alternative di certificazione, tra cui i PGS (Participatory
Guarantee System), è stata assunta come obiettivo strategico da parte di IFOAM, come
testimoniato dall’attivazione di diversi workshop internazionali sul tema (tra cui uno in Italia) e dal
lancio della newsletter mensile Global PGS Newletter (IFOAM, One earth, many minds – 2009 annual
report).
IFOAM definisce tali modelli come “sistemi di assicurazione della qualità che agiscono su base
locale. La certificazione dei produttori prevede la partecipazione attiva delle parti interessate
(stakeholders) ed è costruita basandosi sulla fiducia, le reti sociali e lo scambio di conoscenze. “

Il Modello AMAP MADRE TERRA
L’esperienza Amap-Madre Terra a Cascina Sant’Alberto, promossa e gestita dal DESR, ne è un esempio concreto: la partecipazione attiva dei soci fruitori è a garanzia del processo produttivo, del modello di economia solidale che ne scaturisce direttamente o indirettamente e della componente etico valoriale del produttore (agroecologia, sicurezza, inclusione di soggetti fragili, lavoro formale e giusta retribuzione). Le
caratteristiche fondamentali di questo modello sono: la partecipazione, la trasparenza, la fiducia,
l’apprendimento collettivo e la condivisione delle responsabilità.
Ma quali sono i vantaggi che questi sistemi di garanzia offrono a tutti gli attori della filiera corta in
ambito di economia solidale, nel territorio?

I SPG possono rappresentare uno strumento per migliorare le condizioni socio-economiche e
ambientali del contesto in cui sono applicati e, in particolare:
• Riducono al minimo la burocrazia e i costi della Certificazione di Parte Terza
• Facilitano l’accesso dei piccoli agricoltori ai mercati consapevoli locali
• Incoraggiano la produzione diversificata a salvaguardia dell’agro-biodiversità
• Riavvicinano i consumatori/fruitori alle filiere produttive locali e ai loro processi
• Offrono realmente del cibo sano

L’attivazione del SPG nel Parco Sud
Ora si tratta di “formalizzare” e “strutturare” questo modello partecipativo che è a garanzia della
filiera produttiva AMAP MADRE TERRA. L’occasione ci è data del progetto Cascina Sant’Alberto
(Nuovi modelli di economia solidale a servizio dell’agricoltura sociale) che prevede, tra le sue attività,
appunto, l’attivazione del SPG per il proprio processo produttivo. L’SPG, difatti, come abbiamo
detto, non certifica solo il prodotto, ma l’intero processo, sia dal punto di vista agrobiologico che
anche dal punto di vista etico-valoriale.
Per prima cosa, quindi, come vogliono i protocolli e le procedure promossi da IFOAM, è necessario
creare un Comitato Locale, composto da produttori del territorio (già certificati di parte terza o non
certificati), da agronomi, da consumatori/fruitori, da enti pubblici e dall’associazionismo sensibile a
questi temi. Dopodiché, in questo ambito, viene approfondita la conoscenza degli aspetti tecnici del
produrre biologico e vengono condivisi i principi etico-valoriali di riferimento al fine di definire dei
protocolli di visita.
I produttori che aderiscono e che ne fanno richiesta, ricevono una visita all’anno da parte di un gruppo
misto formato da un tecnico, due fruitori e almeno un altro produttore. Durante la visita viene
compilato l’apposito manuale e una commissione di garanzia (i cui componenti appartengono al
Comitato Locale) valuta e, se tutti i criteri sono rispettati, concede la certificazione.
Le visite non sono animate da uno spirito ispettivo e di controllo burocratico, ma sono di supporto e
consulenza e sono fondate sulla fiducia e sulla reciproca collaborazione. Va precisato, comunque,
che molti produttori che abbiamo intervistato in queste settimane di preparazione, hanno
dichiarato confermato di essere delusi dalle visite degli ispettori delle certificazioni di parte terza, poiché sono prevalentemente di carattere burocratico e non prevedono dei controlli sul lavoro, né delle analisi di
suolo che accertino l’utilizzo delle pratiche agro biologiche previste dai protocolli
A questo proposito, a completamento dell’attivazione del SPG nel parco sud, il DESR, ha già ottenuto
dalla Rete di Economia Solidale lombarda, l’autorizzazione all’utilizzo del marchio “C’è Campo”,
nato su iniziativa di alcuni DES e regolarmente registrato.
I protocolli e le procedure del marchio “C’è Campo”, relative ai processi di produzione, soggiacciono
alle normative europee promosse nel nostro paese dall’AIAB (Associazione Italiana Agricoltura
Biologica) mentre, per quanto riguarda l’aspetto etico-valoriale, si fa riferimento alle Carte dei Valori
delle Reti di Economia Solidali e dei vari Distretti territoriali.

Allegati:
SPG, un po’ di storia
SPG, carta dei valori
SPG IFOAM