Data Center nel Parco Sud? Parliamone!

La crescente e sempre più rapida espansione di data center in Lombardia sembra caratterizzata da processi decisionali poco partecipativi e da una comunicazione istituzionale piuttosto opaca a fronte di ricadute, ambientali e non solo, di enorme portata.

In Lombardia e nell’area metropolitana di Milano si contano 33 data center attivi, 10 in costruzione (pipeline) e 23 in progetto, mentre nel territorio specifico del Parco Agricolo Sud Milano sono in corso circa 11 procedimenti/progetti. La Lombardia nel suo complesso ospita quasi la metà di tutte le infrastrutture nazionali.

Gli interessi privati, spesso speculativi, si interfacciano direttamente con le amministrazioni locali proponendo compensazioni a sei zeri e facendo valere tutto il peso del loro potere.

Regione Lombardia ha approvato lo scorso giugno la prima legge in Italia che tenta di regolamentare il fenomeno con particolare riferimento al sito di costruzione, brownfield vs greenfield, cioè terreni già cementificati e dismessi oppure terreni verdi, imponendo oneri di edificazione più alti per la seconda possibilità. La costruzione di data center su terreni agricoli rimane quindi possibile, pagando un po’ di più. Ancora, la costruzione di impianti su aree protette (vd. Parco Sud) viene disincentivata – e non vietata – imponendo oneri triplicati.

L’incontro del 23 giugno presso la Biblioteca di Baggio ha avuto una grande partecipazione. Ogni relatore ha evidenziato l’impatto dei data center sull’ambiente circostante e sugli ecosistemi su cui essi sorgono, con particolare riferimento alla concentrazione di queste infrastrutture (cluster), evidenziando la molteplicità di implicazioni che questa tecnologia comporta.

Si registrano contestazioni sia a livello locale, che a livello europeo che internazionale, in cui i cittadini sono riusciti ad avere una moratoria sulle nuove costruzioni. Ottenere informazioni chiare e obiettive su consumi, ricadute ambientali, ma anche sulle tecnologie utilizzate e sugli interessi sottostanti ai singoli impianti, sembra essere di per sé un obiettivo importante e non scontato. Il lavoro di reportage messo in campo dai cittadini si è dimostrato l’arma più efficace per fermare o quantomeno mettere in discussione alcuni grandi impianti.

Come afferma il collettivo NINA – Nè Intelligente Nè Artificiale, la tecnologia non è un terreno neutro né inaccessibile ma al contrario è contendibile, indagabile, contestabile.

I temi sollevati dalla costruzione di data center sono molteplici e tra questi ritroviamo

  • la gestione del Parco Agricolo Sud, l’intreccio di interessi economico-industriale e finanziario che lo minaccia,
  • la gestione dell’urbanistica in Lombardia,
  • la questione della democrazia e la sua esposizione alle grandi concentrazioni di capitali,
  • il tema della salute, dell’ambiente e delle tutela dei beni comuni,
  • quello della relazione con l’informatica, l’informazione, la conservazione dei dati e il nostro rapporto con l’intelligenza artificiale.

Infine, la costruzione di data center proprio dietro casa ha l’interessante e paradossale conseguenza di rivelare il volto nascosto della rivoluzione digitale, cioè le sue ricadute materiali. La fisicalizzazione dell’IA che si esprime in pieno e diventa evidente con la costruzione dei data center, permette di vedere, e portare alla luce, l’impatto di tecnologie che si sono sempre mostrate disincarnate (nel “cloud” appunto) e quindi prive, in apparenza, di ricadute materiali. La diffusione dei data center si può leggere come l’opportunità di mettere in discussione la presunta iper-efficienza dell’IA, e con essa il paradigma della crescita continua anche nel mondo del digitale. Un ragionamento ad ampio raggio, che consideri tutta la filiera produttiva e di consumo delle tecnologie informatiche attuali permette una visione politica più centrata e mette in guardia dal rischio di approcci-NIMBY, che attivano un’opposizione solo quando viene toccato il proprio “orticello”, senza voler considerare l’impatto globale del proprio stile di vita.